«Oggi è crollato anche il mio cuore». Con queste parole uno dei tanti abitanti di Niscemi, racconta la distruzione della sua casa nel quartiere Sante Croci, precipitata ieri lungo la scarpata della frana dopo sei giorni in bilico. Una palazzina di tre piani, costruita nel 1974 con regolare concessione edilizia e criteri antisismici, diventata il simbolo del disastro che colpisce la città.
«Lì dentro c’era la mia vita, quella dei miei figli e di mia moglie», dice Palumbo. Salvati solo gli oggetti più cari: foto, lettere, ricordi. Nessun abuso edilizio, rivendica l’architetto, ma «negligenza e responsabilità mai assunte» da parte degli enti competenti. La frana, ricorda, era nota dal 1997 e negli anni erano state avanzate richieste di intervento mai realizzate.
Dopo le ultime piogge il movimento del costone si è aggravato e l’area rossa potrebbe essere estesa. La Protezione civile ha avviato verifiche sul rischio idrogeologico. Si parla di trasferimenti e new town, ma Palumbo è deciso: «Io resterò a Niscemi. Qui sono nato e qui voglio continuare a vivere».

